Villa Modda è un progetto di recupero firmato dallo studio Baldan architetti, realizzato a Noto, in Sicilia, e completato nel 2026. L'intervento riguarda un rudere agricolo situato nella Val di Noto, ricostruito utilizzando la pietra locale nota come pietra di Noto.
La Val di Noto, patrimonio UNESCO per il suo straordinario patrimonio di architettura barocca, è anche un territorio segnato da una diffusa edilizia rurale in pietra calcarea locale. Villa Modda nasce dal recupero di uno di questi ruderi, restituendo dignità architettonica a un manufatto agricolo altrimenti destinato all'abbandono.
Nel corso del Novecento, molte di queste strutture rurali sono state progressivamente abbandonate a seguito dei cambiamenti nelle pratiche agricole e dello spopolamento verso i centri urbani della regione, lasciando un patrimonio diffuso di edifici in pietra esposti al degrado. Progetti come Villa Modda si inseriscono in un più ampio movimento nel Sud Italia che punta a invertire questa tendenza, considerando i ruderi rurali non come ostacoli da demolire ma come punti di partenza preziosi per una nuova architettura.
La pietra di Noto è un calcare bianco-dorato, storicamente utilizzato in tutta la Sicilia sud-orientale per la sua lavorabilità e per la capacità di assumere, con il tempo, tonalità sempre più calde grazie all'ossidazione superficiale. È il materiale che ha reso celebre il barocco siciliano, e che oggi trova nuova vita in interventi di recupero contemporaneo.
Il progetto mette in dialogo la pietra storica del rudere preesistente con materiali contemporanei come il cocciopesto, tecnica di finitura a base di calce e laterizio macinato che richiama la tradizione mediterranea pur offrendo prestazioni tecniche moderne. Questo contrasto controllato tra antico e nuovo è una delle cifre stilistiche più interessanti dell'intervento.
Recuperare un rudere in pietra, anziché demolirlo e ricostruire ex novo, comporta vantaggi ambientali significativi: si riduce il consumo di nuove risorse, si preserva la memoria del luogo e si valorizza un patrimonio edilizio diffuso che rischia altrimenti di scomparire.
Questo tipo di intervento richiede anche un approccio progettuale diverso rispetto alla nuova costruzione: ogni muro esistente va rilevato e valutato prima di decidere cosa conservare, consolidare o ricostruire selettivamente, un processo che spesso porta alla luce dettagli costruttivi - corsi di pietra irregolari, aperture originarie, tracce di modifiche successive - che finiscono per caratterizzare il progetto finito anziché essere cancellati in favore di un risultato uniforme.
Villa Modda conferma come, anche nei progetti più contemporanei, la pietra locale resti un riferimento imprescindibile per chi progetta in Italia. Questa capacità di valorizzare la materia prima del territorio è la stessa che ogni anno porta a Marmomac i migliori produttori e le tecniche più avanzate della filiera lapidea italiana.
Photo Credits: Marco Cappelletti - archdaily.com