Marmo grigio venato di Ardesio

Il territorio bergamasco è noto per la presenza, nel suo sottosuolo, di rinomati marmi da estrarre: l’arabescato orobico, la pietra di Credaro e il ceppo di Grè sono solo alcuni esempi.

Se si consulta però più nel dettaglio la lista delle 12 pietre originali della bergamasca riconosciute dalla Camera di Commercio di Bergamo, nella quale compaiono anche le tre appena enunciate, l’occhio non può che cadere su una particolare estrazione lapidea che, a causa del suo nome, appare subito avvolta da un’aura divina: il marmo della Madonna. Si tratta in realtà del soprannome del marmo grigio venato di Ardesio, chiamato così perché utilizzato per la costruzione del santuario della Madonna delle Grazie nello stesso Comune di Ardesio. Ma è un materiale che viene utilizzato tuttora in numerose realizzazioni: scopriamone insieme tutti segreti!

la sua genesi

L’origine del marmo grigio venato di Ardesio è da collocare nell’età triassica, più precisamente nel Carnico Inferiore, ed infatti, come molti altri marmi bergamaschi, costituiva i fondali dell’antico Tetide, il grande oceano che circa 200 milioni di anni fa separava l’Africa Settentrionale dall’Eurasia. Più nello specifico, questo marmo ha cominciato a formarsi in aree di fondale poco profonde ed interne, in corrispondenza di lagune e piane di marea.

Oggi dunque, in conseguenza di ciò, appartiene alla formazione geologica di Breno ed affiora in maniera massiccia nelle Orobie, seppur solo nell’area di Ardesio, piccolo borgo che sorge alle pendici delle Prealpi Orobiche, sia possibile rinvenire questo marmo con tutte le caratteristiche estetiche e prestazionali necessarie per renderlo una pregiata pietra ornamentale, adatta a molteplici scopi.

caratteristiche estetiche

La cromatura grigia è, evidentemente, l’aspetto più tipico del marmo della Madonna, il quale presenta anche grande compattezza e una buona stratificazione. In virtù di queste peculiarità, la sua superficie è ricca di gradevoli venature, le quali spaziano, cromaticamente, dalle tonalità più chiare fino al nero più deciso ed intenso.

La sua grana è molto fine e, nel complesso, può vantare proprietà tecniche di prim’ordine: il suo comportamento meccanico isotropo, abbinato alla varietà delle lavorazioni a cui può essere sottoposto (lucidatura, patinatura, bocciardatura, spuntatura), apre al marmo grigio venato di Ardesio un’infinità di strade dal punto di vista dell’applicazione pratica, tant’è che lo si può destinare a qualsiasi realizzazione: infatti è possibile incontrarlo sia in interni che in esterni, tra pavimenti, rivestimenti di pareti e usi ornamentali.

il santuario della Madonna delle Grazie di Ardesio

La principale opera in cui sono stati utilizzate ingenti masse di marmo grigio venato è la stessa che ha conferito a questo materiale il soprannome “marmo della Madonna”: il santuario della Madonna delle Grazie, maestoso edificio ecclesiastico in stile barocco che domina il centro della cittadina di Ardesio. Il santuario, risalente al XVII secolo, è stato costruito nel luogo esatto dove, ad inizio Seicento, sarebbe avvenuta un’apparizione mariana (della Madonna delle Grazie, per l’appunto) e ancora oggi è il maggiore punto d’interesse del borgo sia culturalmente (il 22 e il 23 giugno di ogni anno nel comune si celebra l’apparizione della Madonna delle Grazie) che artisticamente (al suo interno sono presenti numerosi affreschi e sculture, con opere di Giacomo Busca, Domenico Carpinoni, Antonio Guadagnini, Andrea Fantoni e Giovan Battista Riva).

Il marmo grigio di Ardesio, che ha permesso alla struttura di conservarsi in ottime condizioni nel corso dei secoli, compare principalmente nelle parti esterne del santuario, ovvero nella facciata, dall’aspetto semplice e austero, e nell’impressionante campanile costruito interamente con blocchi di marmo della Madonna: coi suoi 68 metri di altezza, è la torre campanaria più alta della bergamasca, nonché indiscutibile simbolo della cittadina di Ardesio.

Potrebbe anche piacerti