convento cappuccini Grottaglie

La pietra e l’architettura: le volte del convento dei cappuccini a Grottaglie con Marmomac Academy

Le pietre lapidee al centro dell’architettura, non solo come elementi estetici di rilievo che, nel contempo, nobilitano gli edifici pure dal punto di vista della durabilità, ma anche come componenti strutturali fondamentali, che, in virtù dei loro incastri geometrici, permettono alle costruzioni di sussistere nella loro forma venendo montate a secco.

Questo è possibile grazie alla stereotomia, una disciplina in cui diverse conoscenze geometriche, meccaniche e progettuali concorrono alla realizzazione di risultati architettonici strabilianti. Marmomac ha sempre riconosciuto il valore della scienza stereotomica, che spesso passa in secondo piano, e non ha mai mancato l’occasione per metterla in evidenza, attribuendole lo spazio che merita: lo ha fatto anche con la sua Academy nell’incontro di settembre 2023 in cui si è approfondito un notevole esempio di stereotomia italiano, la volta del convento dei cappuccini a Grottaglie, in provincia di Taranto.

disegno e stereotomia

Prima di concentrarci sulla volta del convento di Grottaglie, è necessario approfondire maggiormente la stereotomia. Con questo termine, derivante dal greco (stereos, “solido”, tomè, “taglio”), si definisce, in generale, la scienza del taglio dei solidi. O, più nel dettaglio, l’arte di tagliare un solido al fine di creare qualcosa di già concepito a livello ideale: in questo senso, è evidente che, rispetto ad altre tecniche di costruzione più comuni, basate sull’uso di piccoli elementi lapidei o di laterizi standard che vengono poi impiegati in impianti geometrici più complessi, lo studio geometrico preceda la progettazione dei singoli pezzi stessi, i quali vengono realizzati ad hoc per andare a realizzare proprio quelle specifiche strutture architettoniche pensate.

Così, la pietra, da semplice elemento strutturale, si fa componente unica di una costruzione che senza quel taglio particolare non potrebbe esistere: nella stereotomia infatti i suoi conci e i suoi cunei vengono disegnati fuori opera, per poi essere montati a secco e concretizzare una struttura che sussiste nella sua forma solo grazie alla geometria della pietra che la compone. La progettazione stereotomica, declinata secondo le modalità appena enunciate, è stata storicamente utilizzata soprattutto per studiare ed ultimare strutture architettoniche di copertura come le volte.

l’uso nella progettazione contemporanea

Oggigiorno l’elemento architettonico della volta è caduto in disuso e includerlo in progetti costruttivi risulterebbe quantomeno anacronistico. Non per questo, però, la progettazione stereotomica è priva di utilità nel contesto odierno: infatti l’architettura contemporanea, vittima della logica della produzione seriale dei suoi elementi, manca di quell’unità del pensiero progettante che contraddistingue la stereotomia, la quale andrebbe invece recuperata, anche in virtù della tecnologia oggi disponibile.

Del resto, i vari software di progettazione consentono di concepire prodotti architettonici unici, in grado di rispondere a un’esigenza che sta conoscendo sempre maggiore diffusione nella nostra epoca: quella di distinguersi mettendo in mostra manufatti esclusivi. Ragionare in termini stereotomici, sfruttando nello stesso tempo le potenzialità tecnologiche degli strumenti più progrediti, che a livello di analisi e progettazione aprono a scenari fino a pochi anni fa impensabili, permette di assolvere a questa richiesta nel campo dell’architettura, restituendo alla pietra lapidea un ruolo centrale nella definizione stessa del progetto.

Un po’ come è accaduto quasi 500 anni fa per la volta del convento dei cappuccini a Grottaglie, oggetto dell’incontro della Marmomac Academy di settembre 2023 presieduto dal professor Cosimo Monteleone, docente di Geometria Descrittiva e Rappresentazione Digitale dell’Architettura all’Università di Padova.

l’utilizzo della pietra applicata alle volte dei cappuccini a Grottaglie

La volta del convento dei cappuccini a Grottaglie, edificato nel 1546 proprio dai frati, è un elemento architettonico a cui vale la pena dedicare particolare attenzione, essendo un esempio paradigmatico dell’applicazione della stereotomia. Questa struttura, da un lato, si colloca esattamente nella tradizione pugliese, perché è stata realizzata col tufo, roccia magmatica molto presente nel tacco d’Italia, mentre, dall’altro, se ne discosta totalmente, perché, in quell’epoca, cupole create dall’intersezione tra tessiture cilindriche e tessiture sferiche erano tipiche dell’area limitrofa alla città spagnola di Murcia, non di certo della Puglia.

Le tecnologie contemporanee hanno consentito di scomporre digitalmente la volta del convento, analizzando nel dettaglio la composizione geometrica di questa intersezione “spagnoleggiante”, che deriva da conoscenze stereotomiche: le tessiture cilindriche sono infatti composte da elementi architettonici a forma di stella vuoti, che risultano esattamente complementari con gli elementi fondanti di quelle sferiche, i quali costituiscono il riempitivo delle “stelle svuotate” (così le due tessiture riescono ad incastrarsi).

Ciò significa che, a monte, è stato svolto uno sapiente studio stereotomico, che ha preso in considerazione, in primis, le caratteristiche del tufo pugliese, le ha poi declinate dal punto di vista geometrico in modo da realizzare delle forme uniche e funzionali alla specifica struttura a cupola precedentemente pensata e le ha infine sfruttate per dare vita a quello che è uno degli esempi più puntuali di progettazione stereotomica in Italia: la volta del convento di Grottaglie.

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