La dolomia: una roccia sedimentaria unica nel suo genere

La dolomia: una roccia sedimentaria unica nel suo genere

Le Dolomiti sono tra le montagne più belle d’Italia e, non a caso, sono state riconosciute come Patrimonio Mondiale Naturale dell’Umanità dall’Unesco nel 2009.

Lo sapevate ad esempio che il loro nome si deve al minerale dolomite, che costituisce la roccia dolomia, e che, a sua volta, prende il nome da Deodat de Dolomieu (1750–1801), il primo geologo ad accorgersi delle sue caratteristiche specifiche? Ecco tutto quello che dovete sapere sulla composizione e gli utilizzi della dolomia!

come riconoscere una dolomia?

La dolomia si presenta come una roccia sedimentaria carbonatica costituita principalmente dal minerale dolomite, formato da carbonato di calcio e magnesio, del tutto sconosciuto prima della seconda metà del 1700, quando venne identificato da parte del geologo Deodat de Dolomieu e dell’amico chimico Nicolas-Théodore de Saussure nelle montagne delle Dolomiti. Per distinguere il calcare dalla dolomia, che presentano una composizione simile, è necessario effettuare la prova dell’acido muriatico, che prevede di versare una goccia di acido (diluito in acqua al 5% di concentrazione) su un campione di roccia: mentre il calcare reagisce immediatamente “frizzando”, la dolomia rimane apparentemente inerte. La dolomitizzazione è un processo particolare che richiede determinate condizioni ambientali, come quelle ipersaline o schizoaline, e sembra essere favorita dall’attività biologica (in particolare dalla materia organica quali alghe e batteri). Le dolomie si possono classificare secondo criteri composizionali, tessiturali e genetici: le più rare, sono quelle di precipitazione diretta (o primarie), che prevedono la precipitazione diretta di dolomite nell’acqua marina; seguono le dolomie di sostituzione, che rappresentano la maggior parte delle dolomie antiche e recenti e che si formano per mezzo della conversione di un precursore minerale costituito da carbonato di calcio in dolomite. Dal punto di vista chimico, i modelli di dolomitizzazione si distinguono tra ipersalini e salmastri: i primi si ottengono tramite evaporazione dei fluidi attraverso il sedimento per aumentare il rapporto Mg/Ca e rimuovere lo ione solfato che, altrimenti, inebirebbe lo sviluppo della dolomitizzazione, mentre i secondi si hanno in acque salmastre, dove si verifica la miscela di acque ipersaline e dolci capaci di dolomitizzare efficacemente le rocce attraversate.

l'origine della dolomia

La dolomia si estrae nelle Dolomiti, le montagne che si sono formate circa 280 milioni di anni fa e che erano inizialmente una vasta pianura, trasformatasi poi in un mare tropicale con numerosi atolli e vulcani, fino allo lo scontro tra la placca europea e la placca africana, che portarono alla formazione di queste rocce innalzatesi per oltre 3000 m sopra il livello del mare. I vari strati che compongono le Dolomiti individuano un preciso momento storico della loro formazione. Ancora oggi, non si ha una certezza assoluta sull’origine della dolomia, ma si sa che costituisce il 10% del totale delle rocce sedimentarie e che, contrariamente ad oggi, in passato veniva prodotta in grandi quantità. Al di fuori dell’Italia, i giacimenti di dolomite si trovano ad esempio in Brasile, Australia, Messico, Svizzera, Germania, Stati Uniti d’America e Spagna.

dove viene maggiormente utilizzata

La dolomia viene utilizzata principalmente come pietra ornamentale e come materia prima per la fabbricazione del cemento: in edilizia, viene impiegata come pietra da costruzione soprattutto per costruire strade ed elementi urbani da esterno, in quanto resiste bene agli agenti atmosferici. Inoltre, viene utilizzata nella preparazione di calci idrauliche, di prodotti refrattari e, nell’industria siderurgica, come fondente.