Il Marmo in Mies van der Rohe: Focus sul Padiglione di Barcellona

Ludwig Mies van der Rohe è uno dei pochi architetti e designer al mondo che, grazie alle sue opere, è riuscito a lasciare un segno profondo nella cultura architettonica mondiale.

Insieme a Le Corbusier, i suoi progetti si identificano con l’immagine stessa che abbiamo del Movimento Moderno: i suoi lavori sono universalmente riconosciuti un simbolo di modernità e di stile, sia dal punto di vista architettonico sia del design. Tra le opere più famose di van der Rohe, impossibile non citare il Padiglione di Barcellona, esemplare di struttura che punta tutto sull’utilizzo e la valorizzazione del marmo di travertino come materiale edile e decorativo principale.

ludwig mies van der rohe: “less is more”

Ludwig Mies van der Rohe, nato il 27 marzo 1886 in Germania e morto nel 1969 a Chicago, fu un architetto e designer il cui stile è caratterizzato da semplici forme rettilinee. Sin dall’età di 15 anni, lavora come apprendista presso vari architetti, dai quali apprendere i segreti del mestiere. Sin dal periodo della sua infanzia vissuto in Germania, l’architetto impara a rispettare ed apprezzare i materiali con cui lavorare, in particolare, quelli più preziosi e pregiati come il marmo. Nel 1907 riceve il suo primo, importante incarico: la progettazione di una tradizionale casa di periferia. In quest’occasione, riesce a realizzare un edificio che impressiona fino all’architetto Peter Behrens, il più progressista dell’epoca. Behrens, appunto, gli offre un lavoro all’interno del suo ufficio, nel quale si trovavano allo stesso tempo anche Walter Gropius e Le Corbusier.

Il famoso detto “Less is More” – attraverso la semplicità si possono raggiungere soluzioni più funzionali – racchiude il pensiero e delle idee architettoniche di van der Rohe. Il pensiero di Mies van der Rohe si direziona, quindi, verso l’importanza della praticità degli edifici, creando uno stretto legame tra forma, funzione e necessità.

il padiglione di barcellona

Tra le numerose opere che Mies van der Rohe realizzò nel corso della sua carriera, che spaziano da abitazioni e ville private a padiglioni espositivi e campus universitari, spicca per fama ed eleganza il Padiglione di Barcellona. Il Padiglione aveva originariamente la funzione ufficiale di sala di ricevimento del re e della regina di Spagna da parte dell’ambasciatore tedesco durante l’Esposizione Universale tenutasi a Barcellona nel 1929. Pensato come una struttura temporanea, è stato interamente demolito dopo la fine dell’evento nel 1930. Tuttavia, in seguito a una puntuale ricostruzione filologica organizzata da un gruppo di architetti spagnoli verso la fine degli anni ‘80, l’edificio è tornato visitabile nello stesso sito in cui l’aveva concepito van der Rohe. Nel corso degli anni, il Padiglione ha ospitato molte installazioni di artisti e architetti contemporanei, ed è diventato la sede della premiazione del EU Mies Award, un importante riconoscimento europeo nel settore dell’architettura.

i materiali raffinati

La pianta libera che caratterizza il Padiglione ha prodotto un organismo formato da elementi architettonici arricchiti da materiali di pregio, tra cui spicca, chiaramente, il marmo. Il podio su cui è posto l’edificio, rialzato da terra poco più di un metro, è rivestito, infatti, in marmo di travertino, a cui si accede tramite una breve rampa di scale. L’ambiente principale è inquadrato da una sottile copertura piana con geometria rettangolare, intonacata di bianco e sostenuta da esili montanti d’acciaio cruciformi cromati. Anche le pareti sono rivestite in onice, travertino, marmo verde, che rendono le superfici riflettenti e mettono l’interno in continuità con l’esterno: lastre di pietra pregiata come marmo di Tino, marmo antico di Vert, onice dorato oppure di vetro colorato grigio, verde, bianco e traslucido, fungono da preziosi elementi divisori che sembrano intrecciarsi e fluire l’uno dentro l’altro al di sotto e oltre il tetto in modo tale da creare una continuità tra esterno ed interno.

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