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Il granito rosa sardo e la sua straordinaria bellezza

La Sardegna non ha certo bisogno di presentazioni: le sue meraviglie paesaggistiche, avvolte da quell’atmosfera selvaggia e a tratti misteriosa, conferita dall’esoterico fascino delle sue tradizioni, sono note a chiunque.

Spesso però, tra i suoi elementi peculiari, si dimentica di enunciare un tratto geologico unico, impossibile da rintracciare in altri luoghi del mondo: stiamo parlando del granito rosa sardo, pietra naturale di origine vulcanica che nel 2019 si è aggiunta alla lista delle 21 tipologie di minerali a cui è stato conferito il Global Heritage Stone Resource, riconoscimento riservato soltanto alle varietà geologiche che hanno maggiormente influito sulla storia e sulla cultura umana.

come viene estratto

Il granito rosa sardo è abbondantemente presente nella zona nord-orientale dell’isola: le sue scoscese forme rosate, rinverdite qua e là da macchie di arbusti e piante mediterranee, stabiliscono con precisione approssimativa i confini delle spiagge mozzafiato della Gallura, di cui caratterizza il suggestivo paesaggio.

È proprio in questa regione della Sardegna che è ubicata gran parte della cave in cui si estrae il minerale che ha fatto (e continua a fare) le fortune dell’industria lapidea dell’isola. Non è quindi sorprendente se, attraversando la Gallura, capita di imbattersi in particolari macchinari per l’estrazione, che rimuovono grossi blocchi di granito dalle strutture minerarie di base. Questi vengono poi tagliati in lastre più sottili, così da poter essere utilizzati agevolmente dalle professionalità artigianali ed industriali che intendono elevare la qualità delle proprie creazioni tramite la bellezza, la resistenza e la durevolezza del granito rosa.

quali tipologie di granito rosa sardo conosciamo

La varietà di granito rosa sardo più celebre è quella che prende il nome di Rosa Beta: proprio a lei l’Unione Internazionale delle Scienze Geologiche ha conferito il riconoscimento di cui si è accennato nell’introduzione dell’articolo. E non potrebbe essere altrimenti, perché il Rosa Beta ha qualità apprezzate a livello internazionale: basti pensare che alla sua estetica ideale per decorazioni (a cui contribuisce la sua tipica gradazione di grigi con spazi bianchi e neri, intarsiata da delicate macchie rosa) abbina resistenza, impermeabilità, facilità di lavorazione e prezzi competitivi.

Accanto a questa tipologia di granito rosa, il territorio sardo ne può vantare anche un’altra: il Rosa Limbara, meno conosciuto del Rosa Beta, ma che, in termini di resistenza e durevolezza, ha ben poco da invidiare alla più famosa cugina. La differenza risiede tutta nell’aspetto esteriore: il Rosa Limbara si distingue per il suo fondo grigio puntinato, su cui compaiono chiazze rosa mattone più o meno intense.

Le altre varietà più note di granito rosa o provengono dalla provincia di Verbania-Cusio-Ossola, dove si estrae il minerale che compone le colonne della controfacciata del Duomo, il Granito Rosa di Baveno, o dall’estero (due esempi sono il Rosa Porrino spagnolo e lo Shivakashi Rosa indiano).

quale impiego può avere in ambito architettonico e di design

Versatilità è la parola chiave con cui si possono riassumere le numerose possibilità di impiego del granito rosa sardo. Essendo compatto, resistente ad urti e graffi, nonché inattaccabile da acidi, intemperie e gelo, si impone sia come una valida soluzione di design per gli ambienti domestici (pavimenti, superfici della cucina o del bagno, scale, davanzali, rivestimenti per pareti) che come un’opzione di assoluto rilievo artistico-architettonico per gli spazi urbani (il Ponte Palatino a Roma e la Borsa di Milano, per esempio, sono state realizzate con questo materiale).

Alla luce di questa performante duttilità, è comprensibile che il granito rosa sardo sia preceduto dalla sua stessa fama: non a caso il suo straordinario valore in ogni ambito di applicazione è riconosciuto in tutto il mondo!