I marmi colorati dell’Antica Grecia: storia, uso, diffusione

La pietra naturale dalla Grecia antica, da secoli fa fino al giorno d’oggi, è considerata un materiale architettonico di livello superiore. In particolare, il marmo è un materiale imprescindibile dalle meraviglie dell’arte e dell’architettura greca, un materiale che genera innegabilmente l’impressione immediata dell’eleganza.

Ad oggi, è possibile ammirare in molteplici musei in Grecia e nel mondo collezioni di sculture e artefatti marmorei di epoche diverse, tra cui corredi funerari, oggetti di uso quotidiano, decorazioni di porte (tipicamente le porte e le finestre dell’isola sono sormontate da pannelli e intarsi di marmo).

il marmo in Grecia

Il termine “marmo” deriva proprio dal greco “marmaros”, che significa “pietra splendente“, e serviva ad indicare qualsiasi pietra “lucidabile”, ossia la cui superficie poteva essere fatta diventare lucida mediante tecniche di levigatura. Il marmo, infatti, è stato ampiamente utilizzato sin dall’antichità come materiale per la scultura e per l’architettura. Il basso indice di rifrazione della calcite, di cui è principalmente composto, permette alla luce di “penetrare” nella superficie della pietra prima di essere riflessa, e conferisce a questo materiale una speciale luminosità ed eleganza.

La Grecia antica, infatti, era ricca di cave di marmo, con numerose varietà pregiate di marmi bianchi (pentelico, tasio, nassio, pario) e colorati. L’uso del marmo fu pertanto largamente diffuso sin dalle origini della scultura greca e nell’architettura di epoca classica, a partire soprattutto dai monumenti e templi dell’Acropoli di Atene del V secolo a.C. (il Partenone fu costruito interamente in blocchi di marmo pentelico).

I marmi colorati hanno, in seguito, una gran fortuna dal II al V sec. d.C. per le lastre da rivestimento; in statuaria sono impiegati soprattutto per i ritratti imperiali e la grande richiesta porta all’accumulo dei blocchi di marmo, sbozzati e parzialmente lavorati, che arrivano a persino nell’antica Roma.

i veri colori delle statue greche

Le opere d’arte e di architettura degli antichi greci sono per noi sinonimo di marmo bianco. Quest’associazione di idee deriva dai primi reperti trovati già durante il Rinascimento, che non portavano tracce di colore. In seguito, grandi artisti del XVI secolo, come Michelangelo, volendo emulare la perfezione dell’estetica classica, lasciarono le loro statue del colore naturale del marmo, che si fa dunque paradigma dell’arte greca.

Tuttavia, qualche secolo più tardi, l’archeologo e storico dell’arte Johann Joachim Winckelmann, studiò, scoprì e dimostrò la policromia del marmo delle opere prodotte dagli artisti classici. Scavi sistematici condotti a partire dal XIX secolo portarono alla luce un gran numero di statue e resti di statue realizzate in marmi colorati: colorate sculture e policromi elementi architettonici che possono, forse, sembrare in contrasto con la monocromatica architettura classica, ma in fondo risultano perfettamente in tono con l’ardente cielo blu della Grecia.

marmi colorati antichi: Elenco delle varietà

Tra i litotipi di marmi greci, intesi come pietre lucidabili utilizzate anche durante l’impero romano, si distinguono:

  • Marmo cipollino o cipollino verde (marmor carystium).
  • Marmo rosso antico (marmor taenarium).
  • Marmo portasanta o breccia di Aleppo (marmor chium).
  • Marmo verde antico (marmor thessalicum).
  • Porfido verde antico o serpentino (lapis lacedaemonius).
  • Breccia di Settebasi o semesanto (marmor scyreticum).
  • Marmo fior di pesco o marmo rosso di Eretria (marmor chalcidicum).
  • Marmo nero antico tenario (lapis taenarius o lapis niger).

Photo credits: metmuseum.org

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